Retrobottega

ovvero tutto quello che succede quando non ci vedi

Lettera 10 di 13 • Antidoto alla normalità

Chi non muore si rivede. [Ore 18:13 – Scrivania della bottega. Fuori fa buio ed è scesa una le…
<h2><strong><strong><strong>Chi non muore si rivede.</strong></strong></strong></h2>



<p style="font-size:12px">[Ore 18:13 – <em>Scrivania della bottega</em>. Fuori fa buio ed è scesa una leggera nebbia che sempre mi fa sfrigolare di piacere perché ha il sapore dei vecchi libri di Charles Dickens, dei panorami scozzesi, di come immagino un bosco incantato. La nebbia mi appartiene come io appartengo alla bassa, la terra dove affondano le mie radici. Ho acceso la mia candela ispirazionale. È incredibile come la luce di una sola candela cambi completamente l’atmosfera di un’intera stanza. Le candele sanno di speranza. <a href="https://open.spotify.com/playlist/1qCzi2XtiCz4473iFT1cmQ?si=2bab328362df4055">Ascolto questa musica</a> che mi fa lo stesso effetto di una mano calda appoggiata alla schiena].</p>



<p>Carissimə,<br>ti ho scritto l’ultima lettera a giugno, poi non sono più riuscita a trovare il giusto spazio per mettermi qui con te.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color" style="font-size:17px"><strong>Scusami per questo.</strong></p>



<p>Non sono scuse di <em>bon ton. </em>Sono scuse sincere.<br>Tra me e me ti ho scritto un sacco di volte.<br>Questa letterina ‘<strong>Chi non muore si rivede’ </strong>te la scrivo (nella mia testa) da un paio di mesi.<br>Poi mi scappa il tempo.<br>Sto vivendo troppo velocemente.<br><em>Conosci un antidoto per questo affanno?</em></p>



<p>Per un po’ ho fatto la bella vita, sai?<br>Mi sono presa il tempo per fare luuunghe passeggiate sull’argine vicino alla Tana, sono andata spesso a trovare la mia madonnina, ho scovato un giro lungo da fare a piedi partendo da casa mia e passando davanti al cappello della strega nel paesino vicino, ho letto un sacco di libri bellissimi, ho respirato molto, ho coccolato il doppio i miei animali e ho dato centomila baci ad Alessandro.<br>Non ce la faccio proprio più a rinchiudermi qui al Ghirigoro a lavorare dodici ore al giorno come un tempo, senza farmi troppi scrupoli. Adesso di scrupoli me ne faccio un bel po’, ma non ancora abbastanza. Non mi è ancora abbastanza chiaro che essere <strong>una libera professionista mi autorizza a decidere in modo completamente autonomo quando è tempo di lavorare.</strong><br>L’altro giorno parlavo con il mio <strong>Stormo***</strong> di questo mio bisogno di autonomia rispetto agli orari di lavoro e ho detto questa frase, che <a href="https://www.ledamattavelli.com/">Leda</a> mi ha suggerito di segnarmi sul taccuino:</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color" style="font-size:17px"><strong>quando il mondo si ferma, io entro nell’incanto.</strong></p>



<p>Ed è proprio così che funziono. Finché devo occuparmi della parte più fredda del mio lavoro (rispondere alle mail, fare telefonate, organizzare timeline e sistemare documenti) mi va benissimo essere qui al mattino e nel primo pomeriggio, ma quando si tratta di creatività, io ho bisogno di pace, una pace che non trovo se tutto intorno si muove. Perciò aspetto che scenda la sera, che tutti escano dal lavoro, vadano a casa, in palestra o a prendere un aperitivo, e mi metto qui circondata dalle millemila cose che amo, accendo la mia amata musica, una candela a farmi compagnia, le pupe nella cuccia e… scrivo. Scrivo, oppure disegno, faccio esercizi di immaginazione. <strong>Quando tutto intorno tace, io sento meglio la mia voce.</strong></p>



<p>In questo periodo ho avuto spesso bisogno di ‘sentirmi bene’ perché qui dentro ne stanno succedendo di tutti i colori + 1.<br><strong>Il Ghirigoro è in piena rivoluzione.</strong><br>Sì, un’altra volta.<br>È la terza rivoluzione da quando abbiamo aperto nel 2010.<br>(Il 3 è uno dei miei numeri preferiti. Sbrigativamente potrei dirti che amo tutti i numeri con il 3 e il 7. Mi assomigliano. Li sento buoni).<br>Fatto sta che in questa sua terza versione io credo il Ghirigoro abbia trovato la sua forma naturale, che assomiglia un sacco alla mia, ma anche a quella di Elisa. In questi undici anni i nostri bisogni si sono fusi, i desideri si sono sovrapposti, i gusti sommati. Ci siamo dette millemilioni di parole e nessuna è andata persa ma ha lasciato il suo seme là dove ha trovato terreno fertile.<br>Abbiamo ascoltato, raccolto, scritto, immaginato, parlato, fatto, disfatto, cercato, sbagliato, rifatto, valutato, creato, pensato, intuito, cancellato, illuminato.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color" style="font-size:17px">Ogni piccolo pezzo di ogni cosa che ci è successa ci ha portate qui dove siamo adesso. Il nuovo progetto che abbiamo tra le mani è il frutto di undici anni di intenso cammino <em>(spesso in salita)</em>.</p>



<p>In questo periodo mi capita spesso di dover rovistare tra le cartelle del computer e nelle memorie esterne per andare a ritrovare fotografie, testi, appunti, reperti archeologici di vario genere e tipo e – <em>mammamia</em> – quanto movimento c’è stato qui dentro i questi anni? Sarebbe bellissimo avere un video di questi undici anni da far scorrere rapidissimo. Ci sarebbe da ridere e da meravigliarsi. Ci sono momenti in cui mi commuovo guardandomi indietro e poi intorno. Quanta fatica. E che gioia!</p>



<p>A differenza di altri che lavorano nel nostro settore, noi siamo cresciute pianino pianino, abbiamo fatto ogni anno un passetto in avanti, ci siamo corrette ad ogni inciampo e riadattate ad ogni svolta. Non siamo mai diventate ‘delle grandi’, ma siamo diventate grandi, che per noi conta altrettanto, se non di più.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color" style="font-size:17px">L’abbiamo imparato così ‘il mestiere’, con la stessa attenzione con cui si impara un’arte.</p>



<p>Ci siamo chieste “<strong>Cosa possiamo farcene di tutto questo sapere?</strong> <strong>Come possiamo onorare tutta questa fatica?”</strong> ed Elisa ha trovato una sua risposta, che è diventata anche la mia e insieme ci abbiamo lavorato su per almeno tre anni. Poi abbiamo ripescato un paio di sogni dal cassetto di quelli con su scritto ‘da non dimenticare’ e li abbiamo guardati con occhi nuovi e rinnovate speranze.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Ed eccoci qui, a scriverti che<br>il 13 dicembre 2021 alle 17:33 in punto<br>sarà on-line il nostro nuovo sito<br>dove finalmente potremo svelarti un po’ dei nostri segreti.</strong></p>



<p>Oggi abbiamo fatto tantissime foto per il nuovo sito. Ce le ha fatte la nostra amica e collega <a href="https://www.nicolettasubitoni.it/">Nicoletta Subitoni</a> (che ti vorrei far conoscere perché credo sia un folletto).<br>Un’altra novità è che dopo tanti tanti tanti mesi di ricerca, abbiamo un payoff nuovo di zecca (non grazie a noi, ma grazie al lavoro di <a href="https://www.balenalab.com/">Balenalab</a>) che ci fa sentire di nuovo a casa, nella nostra pelle.</p>



<p><strong>È come se dopo tanto tempo, fossimo tornate intere</strong>.<br>So che mi capisci.</p>



<p class="has-black-color has-text-color" style="font-size:17px">Questo passaggio è un nuovo salto nel buio e io mi auguro con tutto il cuore, il corpo e lo spirito che il nostro volo sia illuminato da un sacco di brillantissime stelle e che tu sia lì, al nostro fianco.</p>



<p>Nella tua prossima preghiera ci potresti mettere dentro anche noi?<br>Grazie. Davvero.</p>



<p>Tua, Floriana</p>



<p class="has-small-font-size">***<em> Lo Stormo è il nome che abbiamo dato alla nostra mastermind. Ci troviamo il venerdì mattina e soteniamo l’una il cammino dell’altra con tutto ciò che siamo e sappiamo. È un esperimento dall’altissimo valore umano e sociale, un grande dono per la mia vita. Loro mi hanno aiutata a mettere ogni cosa al suo posto, ognuna grazie ai suoi talenti.</em></p>



<p class="has-text-align-left">                                                                                                                                    </p>

Lettera 9 di 13 • Antidoto alla normalità

C(h)i sei? [Ore 17:33 – Giardino della Tana. Tavolo davanti all’ingresso. Bevo acqua e annuso …
<h2><strong><strong><strong>C(h)i sei?</strong></strong></strong></h2>



<p style="font-size:12px">[Ore 17:33 – <em>Giardino della Tana. Tavolo davanti all’ingresso</em>. Bevo acqua e annuso l’aria. Ci ho solo aggiunto un pizzico di palo santo, giusto per fare un po’ di atmosfera. Non ho nemmeno acceso la musica perché non c’è nulla di meglio per me di questo silenzio stracarico di canti, richiami, svolazzi e fruscio di foglie].</p>



<p>Carissimə <br>venerdì ho dovuto cedere, chiudere il computer e raggiungere i miei amici per un aperitivo. In un’ora non sarei mai riuscita a scriverti. Queste lettere sono sempre lunghissimi momenti di riflessioni trascritti, corretti, riletti, rivisitati e rimescolati. Non posso occuparmene tra una cosa e l’altra, né di corsa. Ci vuole il giusto tempo, un buon spazio, la corretta postura emotiva e la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto. Scusami perciò se non mi hai trovata sabato mattina alle sette in punto come promesso. Arrivo di martedì, stavolta. Non so se avrai comunque tempo di fermarti un attimo qui con me, ma se ti va sappi che questa lettera mi gironzola in testa da almeno tre giorni perciò ho un sacco di cose da dirti. Devo solo capire da dove cominciare e come farmi capire.</p>



<p>Inizierò da qui: Lucifer.<br>Lucifer è una serie tv ispirata ad un fumetto che Neil Gaiman ha scritto per la DC (che ovviamente non è la Democrazia Cristiana). Io amo questo autore del quale ho letto quasi tutto (ti consiglio soprattutto e prima di qualsiasi altra cosa ‘Nessun dove’. Fino a poco tempo fa non si trovava più in giro, ma ora è stato ristampato e lo vedo sugli scaffali di ogni libreria che frequento e sappi che entro in quasi tutti i negozi di libri che incontro). Ho amato questa serie tv dalla prima puntata.<br>Adoro Lucifer.<br>Amo il personaggio.<br>Lucifer è il diavolo in persona.<br>Ha lasciato il regno degli inferi per trasferirsi a Los Angeles dove ha aperto un locale notturno, il Lux. Lucifer Morningstar è vizioso, capriccioso, seduttivo, promiscuo, egocentrico, presuntuoso, permaloso, individualista, affascinante, fragile, ironico, romantico, autocentrato, infantile, brillante, problematico e apparentemente superficiale. Lucy è un diavolo in terapia, infatti frequenta lo studio della favolosa dottoressa Linda Martin, una psicoterapeuta favolosa che in ogni seduta si trova di fronte alla corazza narcisistica del nostro bellissimo diavolo che non vuole saperne di togliere sé stesso dal centro del mondo. Eppure Lucifer è anche uno dei personaggi più buoni, generosi, sensibili e umani che io abbia mai incontrato sullo schermo. Chi lo ha disegnato, non ha sbagliato proprio nulla. Questa serie tv è una trasposizione fantasy del rapporto disfunzionale tra genitori e figli. Lucifer è il figlio che si ribella, che perde tutto, che ama di più. Per tutta la sua esistenza - <em>e nel suo caso si tratta di milioni di anni</em> – Lucifer non fa altro che cercare l’amore del padre. Più le puntate vanno avanti più è chiaro che l’insicurezza ha scavato una voragine dentro di lui. Lui, di sé stesso, vede solo i limiti, le ombre, le mancanze e non riesce a concepire che qualcuno lo trovi amabile. Venerabile sì, ma amabile mai. Gli angeli di Neil Gaiman si autorealizzano, questo vuol dire che perdono le ali, restano feriti oppure sono invulnerabili, cambiano aspetto e hanno poteri più o meno forti in base a ciò che pensano di loro stessi. Lucifer ha l’aspetto di un bellissimo umano ma ha anche un volto da diavolo, con la pelle rossa e ustionata, gli occhi di fuoco e i lineamenti deformati. Un volto spaventoso e malvagio. Un giorno suo padre (DIO) gli chiede con tristezza e commozione “<strong>Perché Lucifer hai scelto per te questo volto?”.</strong></p>



<p>Questa serie tv per me è piena di significato, di insegnamenti, di stimoli di riflessione. Ciò che ho amato di più è che ogni personaggio ha una dose massiccia di oscurità e ci fa i conti a modo suo, fino in fondo.</p>



<p>Tutto quello che succede gira intorno al fatto che Lucifer non è in grado di sentirsi <em>degno</em> perché lui, insomma, è Samael, il Diavolo, il rinnegato, l’esiliato dal Paradiso, una creatura malvagia. Chi mai potrebbe volere al proprio fianco un essere del genere? Ovviamente nessuno. Eppure la necessità di esserci per questo amore e per i suoi amici, stravolge il concetto stesso di Inferno.<br>Perché c’è una seconda possibilità perfino per il Lucifero.<br><em>C’è una seconda possibilità per tutti noi.</em></p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>La vita vince, sempre.<br>E quando la vita vince, io esulto.<br>E imparo la lezione.</strong></p>



<p>Ripercorro i miei passi fin qui e rivivo i momenti nei quali anche io non mi sono sentita degna, amabile, meritevole. E sono tanti, credimi sulla parola. Per lunghi anni ho creduto con ogni cellula di me stessa di essere profondamente <strong>sbagliata</strong>. Mi sono fatta un culo pazzesco per far cambiare idea agli altri. Allora non sapevo che siamo noi ad autodeterminarci. <em>All’Inferno non ti ci manda Dio, ti ci spedisci da solo e molte volte ci finisci molto prima che arrivi la tua ora.</em></p>



<p>Per contrastare il senso di inadeguatezza ho costretto me stessa a fare tutto al massimo delle mie capacità, a dire sempre la verità, a non tradire, ad essere sempre corretta, sincera, integra, coraggiosa, meritevole, degna. Mi sono data delle regole rigidissime, ho imparato a tenere duro, ho stretto i denti, ho dato il centodieci per cento. È stato un allenamento durissimo e sono stata tra le grinfie del dittatore più feroce e intransigente che ci sia: io.</p>



<p>Per tanto tempo ho pensato di essere una brutta persona. Ho creduto che la mia oscurità fosse più nera, buia e grande di quella degli altri. <em>Ho combattuto il mio lato oscuro e mi sono fatta malissimo.</em> Ho pensato di poterlo distruggere, poi ho capito che ci avrei rimesso tutto. Quel buio è una parte fondamentale di me. È me. <strong>(Non avevo ancora visto Star Wars).</strong></p>



<p>E così ho cercato ogni briciolo di luce che c’era dentro di me e l’ho evocato, raccolto e custodito, mi ci sono aggrappata con tutte le mie forze, finchè piano piano ne ho fatto una lanterna che mi ha aiutata a orientarmi e a ritrovare la strada di casa. La mia vera casa.</p>



<p>E così, tanti anni fa, ho iniziato a sentire che dentro quel buio c’era qualcosa di buono. Una parte incontaminata, luminosa, sensibile, romantica, innocente, creativa, colorata e terrorizzata. Mi sono fatta coraggio e mi sono tolta la corazza – <em>pianino pianino, un pezzo per volta </em>- perché quella parte di me aveva bisogno di aria, di luce, di sole e di calore. Ho fatto una fatica pazzesca, sai? Ci sono stati dei momenti in cui mi tremavano le gambe. Secondo me dei pezzetti ce li ho ancora addosso perché ogni tanto scricchiolo. Mi sono nutrita di bellezza, di colori, di musica, di profumi, di buon cibo, di parole, di storie, di natura, di panorami, di sole, di bagni caldi, di lunghe docce. Ho imparato a prendermi cura di me, della mia casa, delle cose e delle creature che amo.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Soprattutto io ho imparato a scaldarmi e a scaldare e credo sia per questo che quando sei qui con me ti senti al sicuro.<br>Ho le spalle larghissime.</strong></p>



<p>Faccio ancora una fatica tremenda a fidarmi delle persone e raramente credo a chi mi fa i complimenti, ma ho fatto dei passi avanti miracolosi. Sembrano piccolini se li guardi distrattamente, ma se ti fermi un attimo in più, senti che sono delle vere rivoluzioni. E sono di vitale importanza.</p>



<p class="has-black-color has-text-color"><em>Sì, perché io oggi scelgo me.<br>Sto dalla mia parte.<br>Mi perdono.<br>E non avrei mai pensato fosse possibile.</em></p>



<p>La cosa più incredibile è che ho percepito di essere quell’esatto mix di luci e ombre e di non voler rinunciare a nessuna dose di ciascuna parte perché è quella proporzione a rendermi così particolarmente me. So tirare fuori un coraggio da leone ma anche una tenerezza incredibile. Sono forte, onesta, sensibile, capace, affidabile, sincera, intelligente, creativa, profonda, determinata e generosa. E sono anche tutti i lati ombra di queste cose. Ma non potrei essere diversa. Io non voglio essere diversa da me. Non più. Io non sono sbagliata. Io mi servo tutta intera. E serve a chi mi ama e a chi crede in me che io sia Floriana Brianti.</p>



<p class="has-text-color" style="color:#ec6320"><em>Non sono facile, lo so.<br>E non è facile starmi vicino, me ne rendo conto.<br>Eppure è bello, lo sento.</em></p>



<p>Comunque il mio viaggio alla scoperta di me non è di certo finito, amicə miə.<br>Non sono ancora completamente nella mia pelle. Ci sono dei passaggi da fare, degli angoli da scoprire, molte zavorre da lasciare andare, dei rami da potare, delle consapevolezze da integrare, dei miti da sfatare.</p>



<p>L’anima e tutto ciò che riguarda lo spirito, sono per me argomenti di fondamentale importanza per questo studio e leggo, ascolto e cerco. La settimana scorsa una mia amica mi ha mandato <a href="https://www.16personalities.com/it/test-della-personalita-gratis">questo link</a> perché condividiamo la passione per i test. Beh, devo dire che sono rimasta sorpresa da quanto la descrizione del mio tipo di personalità si avvicini alla realtà <em>(Dai, fallo anche tu! Io sono Argomentatore, il 3% della popolazione e ovviamente mi farebbe piacere sapere ‘chi’ sei tu!).</em></p>



<p>Mi serviva questo specchio per guardarmi con un po’ di distacco e soprattutto per addentrarmi ancora un po’ in un argomento che mi sta profondamente a cuore: <strong>la diversità.</strong></p>



<p>Il mio desiderio di essere diversa nascondeva un grande bisogno di omologazione, di normalità. Ma la normalità non esiste. Non è reale! Leo Buscaglia in uno dei libri che ho amato di più in tutta la mia vita ha scritto:</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>la tua responsabilità più grande è diventare tutto ciò che sei, non soltanto per il tuo beneficio, ma anche per il mio.</strong></p>



<p>Tutto ciò che sei, capito? Non un pezzettino di te, quello che piace di più a mamma e papà, ma t-u-t-t-o. Tutto.</p>



<p>C’è da prendersi la responsabilità di essere unicə. È tempo. Siamo anime indipendenti nate per brillare di luce propria. Ciascunə di noi deve trovare la sua luce e sentirsi a casa nella propria pelle nonostante le ombre, i lati oscuri e i fantasmi che popolano l’esistenza di ciascuno di noi. Non ci sarebbe nessun motivo per evolverci se tutto filasse perfettamente liscio, no?</p>



<p>Quando ho aperto il Ghirigoro ho scelto di esserci per tuttə coloro che sono in cerca di meraviglie, di qualcosa di unico, di irripetibile, di coraggioso e indipendente. Mi piace pensare che la bottega sia un rifugio per tuttə quellə che credono nel tipo di valore che non ha nulla a che fare con il prezzo. Chi viene qui credo stia cercando qualcosa di autentico, forte, eterno, audace. A me non interessa creare eventi di tendenza, brand omologati, progetti o prodotti allineati alla moda. Quello che desidero più di tutto è che tutto quello che esce da qui sia originale e capace di rappresentare fedelmente le persone alle quali è destinato.</p>



<p class="has-black-color has-text-color">Lo so che ci vuole un coraggio da leoni per trovare il proprio tono di voce (e il proprio posto nel mondo), ma credi sinceramente che ci possa essere qualcosa di più sensazionale che incontrare sé stessi e abbracciarsi?<br>Io credo proprio di no.<br>E sono qui per dimostrartelo.</p>



<p>Tua, Floriana</p>



<p class="has-text-align-left">                                                                                                                                    </p>

Lettera 8 di 13 • Antidoto alla normalità

L’orlo di una crisi di nervi è a giorno o arrotolato? [Ore 16:43 – Scrittoio sospeso. Tanto pe…
<h2><strong><strong><strong>L’orlo di una crisi di nervi è a giorno o arrotolato?</strong></strong></strong></h2>



<p style="font-size:12px">[Ore 16:43 – <em>Scrittoio sospeso</em>. Tanto per capirci, <em>devo ancora fare il letto</em> e non ho ancora risposto alle lettere che mi sono arrivate. Bevo un afternoon darjreling con una punta di miele e ascolto questa compilation qui: <a href="https://open.spotify.com/album/1wO5nsIQP1vDzJShd7BLgk?si=oHI5BIijRTqnyN-Q67dhfQ">Music for living spaces</a> . Ti avverto prima che tu vada avanti nella lettura: in questa lettera non chiudo il cerchio dei miei pensieri. È un “aperta parentesi graffa”].</p>



<p>Carissimə,<br>anche questa settimana il venerdì è arrivato quatto quatto e mi ha colta alle spalle mentre ero intenta a sistemare le cose da fare entro mercoledì. Lavori imprevisti si sono sommati a lavori imprevedibili, che sono andati ad accavallarsi all’ordinario creando un gran caos di elenchi corretti, cancellati, rivisti e mai risolti che non prevedono spazio per il piacere.</p>



<p>Ed eccomi qui con un’agenda fitta come un vecchio elenco del telefono e un’energia grigina che sa di denti stretti e nervi tesi.<br>Le notizie arrivate dal Governo in merito alla gestione degli eventi hanno generato effetti collaterali piuttosto sgradevoli su categorie già di per sé demoralizzate tra i quali rilevo fornitori (più) delusi, colleghi (più) destabilizzati e clienti (più) arrabbiati. Le giornate le sto passando al telefono, a scrivere mail, a cercare informazioni, a confrontarmi con altri professionsti, a consolare i delusi, a smorzare i toni, a fare i conti nelle tasche degli altri. Ho studiato arte e del mio lavoro amo soprattutto la parte creativa che in questo momento semplicemente non c’è. Un ‘momento’ che dura da ben più di un anno. Ecco perché se oggi mi chiedi “ami il tuo lavoro?” io semplicemente ti rispondo “no!”.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Al Ghirigoro sono giorni pesanti come l’afa della bassa nelle giornate di agosto quando non tira un filo d’aria.</strong></p>



<p>La bottega non è nata per questo amicə miə, e nemmeno io. Ho desiderato con tutta me stessa creare un luogo dove andare ogni giorno a cuore alto e spirito in fermento ma ultimamente solo una piccola parte del lavoro è allineato con il mio sentire e con i miei valori. Ciò nonostante sto facendo quello che per me è ‘<em>l’impossibile’</em> per non lasciare indietro niente e nessuno.</p>



<p><em>Ma non ci sto riuscendo, sai?</em> Me ne sono accorta ieri, mentre scrivevo appunti sull’agenda. Nel mio tentativo perfezionista di essere impeccabile, ho lasciato indietro <strong>me</strong>. Nonostante le letture spirituali altissime, i percorsi, i corsi, gli oli essenziali, le sedute di yoga, il neo-sciamanesimo e i vestiti colorati, mi sono tradita lo stesso, mi sono chiesta continuamente di più, di meglio, ancora e sempre. Ho messo in discussione ogni millimetro di me e mi sono sgridata ogni singola volta in cui non sono stata all’altezza delle aspettative <em>(le mie, soprattutto)</em>. E mi sono imposta di rinunciare al mio tempo e al mio spazio per preservare quello degli altri, per far piacere, per compiacere, per andare bene, finalmente, forse, speriamo.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Ogni giorno ho scelto gli altri.</strong></p>



<p>Al mio nodo in gola ho chiesto ancora un po’ di pazienza.<br>Al mio bisogno di aria ho risposto aprendo la finestra.<br>Al mio desiderio di avventura ho regalato libri fantasy.<br>Al mio corpo appesantito ho promesso lunghe passeggiate, ma non adesso.</p>



<p>Poi, si sa, c’è la casa da pulire, la lavatrice da fare, un pranzo da organizzare, quella cosa da sistemare.<br>E poi ci sono:</p>



<p>•<em> le-amicizie-da-coltivare che-altrimenti-resti-sola<br>• i-genitori-da-curare-che-con-tutto-quello-che-hanno-fatto-per-te<br>• i-gatti-che-poverini-già-che-li-tieni-in-casa<br>• i-cani-che-vengono-dal-canile-e-meritano-una-vita-felice<br>• i-passerotti-poveri-piccolini<br>• le-formiche-sul-davanzale-avranno-fame<br>• le-piante-da-innaffiare-che-le-hai-volute-e-adesso-le-curi</em></p>



<p>…e niente passeggiate, pigra che non sei altro! Come minimo ti meriti una sindrome metabolica, eh!</p>



<p>Mi sono chiesta di essere migliore. Sempre. E poi ancora un po’.<br>E ieri mi sono girata e mi sono accorta che non ero più lì, a coprirmi le spalle. Devo essermi separata da me strada facendo, un bel po’ di chilometri fa. Perciò mi sono fermata e mi sono messa a scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per ritrovarmi. Poi mi sono messa le scarpe da ginnastica, le cuffiette e sono uscita per andare a fare una passeggiata fino dalla madonnina. Non appena ho fatto un passo fuori dal cancello Alex mi ha fermata e mi ha detto “prima di andare mi dai dieci minuti così mi fai vedere dove devo mettere le piante nuove che domani lo faccio?”.<br>“No”, gli ho risposto “adesso vado a camminare”.<br>E lui ha sorriso e mi ha detto “hai ragione, adesso vai a camminare. Ci pensiamo dopo!” e io l’ho amato ancora di più.</p>



<p>Ci devo restare un po’ a mollo in questa mancanza di amor proprio e devo sentirla fino in fondo perché ha molte cose da dirmi. Ti copio qui una poesia di Mevlana Jalaluddin Rumi che si intitola L’Ostello. Me la sono trovata tra le mani giusto ieri:</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Questo essere umano è come un ostello</em><br>o<em>gni mattina un nuovo arrivo<br>gioia, depressione, inutilità,<br>una momentanea consapevolezza<br>giungono come ospiti inattesi.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Accoglili e intrattienili tutti<br>anche se sono un gruppo di dolori<br>che violentemente invadono la tua casa<br>e la svuotano di ogni cosa.<br>Ugualmente tratta l’ospite con onore<br>forse sta preparando lo spazio per una nuova delizia.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Il cattivo pensiero, la vergogna, la malignità,<br>incontrali tutti sulla soglia, ridendo, e invitali a entrare.</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Sii grato per chiunque arrivi,<br>perchè ognuno è stato mandato<br>come una guida dall’Aldilà</em>.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color" style="font-size:30px"><strong>E tu?<br>Tu ti ami?</strong></p>



<p>Tua, Floriana</p>



<p class="has-text-align-left">                                                                                                                                    </p>

Lettera 7 di 13 • Antidoto alla normalità

Vai fuoristrada. [Ore 16:49 – Scrivania della bottega. Io ed Elisa abbiamo appena finito di fa…
<h2><strong><strong>Vai fuoristrada.</strong></strong></h2>



<p style="font-size:12px">[Ore 16:49 – <em>Scrivania della bottega</em>. Io ed Elisa abbiamo appena finito di fare un momento di recap su tutto quello che c’è in ballo qui al Ghirigoro e per chiudere in bellezza ci siamo mangiate un confetto per uno. I confetti di <a href="https://www.ernestobrusa.com/shop-confetti/">Ernesto Brusa</a> sono irresistibili. Fidati di chi ne ha assaggiate decine e decine. Nell’aria c’è il sottofondo di <a href="https://www.noisli.com/playlists">Noisli</a> che ho conosciuto grazie a <a href="https://myselfiecottage.it/">Rita</a>. La mia combinazione preferita è <strong>binari+vento+caffè</strong>].</p>



<p>Carissimə,</p>



<p>oggi inizio con questa frase che mia sorella Gaia aveva scritto a mano su un foglietto infilato in una cornice piena di fotografie che formavano un collage, di quelli fatti più di cuore che di carta. Una di quelle costruzioni che ti tengono su, insomma.</p>



<p>La frase diceva:</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"> <strong>“Ogni deviazione contiene destino.</strong> <strong>Anzi, esso si compie solo nei punti in cui uno si trae fuori di percorso”.</strong></p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-small-font-size">Erri De Luca.</p>



<p>Leggevo questa frase ogni volta che andavo a casa sua e sempre mi faceva tremare i polsi…<em> il destino si compie solo quando ci si trae fuori di percorso.</em></p>



<p>Eppure i percorsi tracciati sono così rassicuranti, educati, giusti. Ed essere adeguati alle aspettative di chi ci ama è così rincuorante. (<em>Lo è così tanto che può perfino succedere di non capire più se quello che desideriamo è davvero un bisogno nostro o se lo vogliamo così tanto perché ci renderà adeguati alle aspettative di cui siamo stati investiti. Pensaci.)</em></p>



<p>Su di me i condizionamenti sono stati molto forti. Ero una bambina molto determinata, creativa, vivace, loquace, intraprendente e curiosa <em>(e molto, molto monella</em>). La mia famiglia ha nutrito questi aspetti di me, ma nel contempo ha sentito la necessità di indicarmi una strada conosciuta, battuta, sicura affinché io potessi essere integrata, felice e realizzata. E, si sa, per persone dell’età dei miei genitori (1942 e 1944) la retta via era quella di un buon titolo di studio, un lavoro a tempo indeterminato, una casa di proprietà, un matrimonio ragionevole e un figlio, tanto per cominciare.</p>



<p>Credo di averli preoccupati tantissimo in questi anni perché non ne ho azzeccata una: non ho finito l’università, a ventitré anni sono andata a vivere in affitto in una cascina in campagna senza riscaldamento, ho adottato un cane, ho lasciato il mio lavoro in Provincia e non ho fatto nulla per avere dei figli.</p>



<p>Ricordo bene quando, pochi giorni dopo il mio matrimonio, mio papà mi ha detto “adesso però ti metti un po’ tranquilla?” mentre io stavo già segretamente covando la mia creatura: <strong>la bottega.</strong></p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Poveri mamma e papà, una vita a cercare di contenermi.</strong></p>



<p>Eppure io mi sono presa il doloroso rischio di deluderli e ho stravolto tutto più e più volte, finchè non ho trovato un modo di vivere che mi assomigliasse di più. Più che una scelta è stata una necessità, un bisogno fisico. Una volta da qualche parte ho letto che la creatività se non la sfoghi diventa dolorosa e posso testimoniare che è assolutamente vero. Quando lavoravo ai Servizi Sociali in Provincia guardavo fuori dalla finestra che si affacciava su Piazzale della Pace e immaginavo di poter portare giù la scrivania e metterla in mezzo al prato per lavorare sentendo il sole sulla pelle e l’aria fresca tutta addosso. Adoravo i giorni in cui potevo dedicarmi alle pulizie dell’archivio o della mia postazione, oppure andare in giro per la provincia a incontrare i sindaci dei Comuni, o in carcere, a piedi fino a Forum Solidarietà... tutto piuttosto di starmene chiusa lì. Dipingevo le etichette dei faldoni come fossero piccole miniature cistercensi. Una mia collega, interita da questa mia abitudine, mi aveva affidato il progetto grafico di un progetto che seguivo con lei. Avevo usato uno di quei programmi di Word che ti permettono di fare qualcosina, anche se molto amatoriale. Uscita dal lavoro, almeno due volte alla settimana, prima di andare in stazione mi fermavo in libreria o al Body Shop di via Garibaldi per sentirmi in un posto in sintonia con il mio spirito. Ero bravina, secondo me, nel mio lavoro. Giovane, inesperta e un po’ a disagio, ma in gamba.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Eppure fuori luogo, dalla A alla Zeta.  E triste come solo un animale selvatico allo zoo può essere. </strong></p>



<p class="has-small-font-size">(Mi è venuto in mente un ricordo al quale non pensavo più da secoli: quando mio papà ha saputo che ero stata assunta in Pronvincia mi ha dato un assegno per prendermi dei vestiti adeguati. A pensarci oggi mi viene un nodo in gola per la tenerezza. Come cambiano i punti di vista e quante certezze crollano, crescendo)</p>



<p class="has-normal-font-size">A darmi la spinta finale per aprire la bottega è stato il movimento indie nato negli U.S.A. come reazione alla crisi economica del 2007-2008. Lessi un favoloso articolo su Repubblica dove intervistavano un gruppo di donne che – rimaste senza lavoro – avevano recuperato competenze artigianali ereditate da mamme e nonne e le avevano trasformate in una fonte di reddito.<strong> Il Ghirigoro era già sbocciato nella mia testa, ma è stato in quel momento che è diventato un progetto in carne e ossa.</strong> Sapevo di poter contare su un gruzzoletto minuscolo di denaro, un’infinità di mobili di recupero, qualche buonissimo amico e uno spazio a me molto caro: l’ex Arci Joe’s. (Dove oggi c’è la bottega dal 2001 al 2008 c’è stato un circolo Arci gestito da me e da un folto gruppo di amici storici. Un giorno se ti va ti racconto anche questa storia).</p>



<p>Ho capito che il Ghirigoro sarebbe stato un laboratorio artigianale e una bottega dove avrei venduto artigianato indie proveniente da tutto il mondo, tenuto corsi per grandi e bambini e realizzato progetti su misura per chi desiderava un pezzo di arte solo suo. Il movimento indie è stato la mia stella polare, una corrente filosoficamente perfetta per me. <a href="https://www.matteomartignoni.it/">Matteo Martignoni</a> aveva scritto per me questo testo (insieme a molti altri, tutti bellissimi e indimenticabili):</p>



<p class="has-black-color has-text-color"><em><strong>Sai che cosa significa indie craft?</strong><br>L'indie craft è un fenomeno mondiale. Indie sta per indipendente e si riferisce all'indie design cioè alla creatività alternativa, giovane e autodidatta, lontana dai circuiti del grande mercato. Craft significa artigianale, cioè fatto con le mani e col cuore.<br>In tutto il mondo esistono centinaia di fiere e mercatini dell'indie craft dove i giovani artisti mettono in vendita le loro straordinarie creazioni. L'indie craft è una piccola rivoluzione, la rivincita di ciò che è bello, unico e prezioso.<br>Il Ghirigoro sceglie i più interessanti prodotti indie craft internazionali e li mette a tua disposizione tagliando gli intermediari tra te e l'artista che li ha creati. È il modo più semplice per portare l'arte fatta a mano direttamente a casa tua.</em></p>



<p>Bello, vero?<br>Mi sono riletta tutti i testi e mi è venuta una gran nostalgia.</p>



<p>No, non ho nostalgia del negozio, <strong>ma ho nostalgia di quello spirito che guidava le mie mani e il mio cuore.</strong></p>



<p>La filosofia indie porta in sé il concetto del valore inestimabile del singolo, dell’unicità, dell’indipendenza come stile di vita. Indipendenti perché liberi di essere ciò che ci fa stare meglio in questo mondo, nei nostri panni. E io voglio che il mio lavoro parli a chi – come me – sente che quella è la direzione da prendere, che quella rotta li salverà dall’omologazione, che essere sé stessi è più importante che essere amabili, che il prezzo da pagare per piacere e compiacere è troppo alto, che bisogna cercare il proprio valore e tradurlo in ogni aspetto della nostra vita. <strong>Che solo così ci sentiremo sempre a casa, nella nostra pelle.</strong></p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>E io, questa pelle, me la sono sempre salvata andando fuori strada, lasciando il sentiero battuto, il percorso tracciato, la retta via, il noto per l’ignoto.</strong></p>



<p>Perciò mi prendo il rischio anche questa volta, è deciso.<br>Sono stanca e un po’ ammaccata dopo questi mesi di fatica, ma ho la netta sensazione che, una volta ancora, <em>solo traendomi fuori dal percorso si compirà il mio destino.</em><br>Ci scommetto tutto su questi nuovi progetti del Ghirigoro.<br>Voglio che la bottega torni ad essere un luogo per tutte le persone #incercadimeraviglie, un posto dove ciascuno può ritrovare un pezzo di sé, un’occasione per immergersi fino al collo nella bellezza e rinfrancarsi.</p>



<p>Qualsiasi sia il motivo per il quale vieni da noi (un matrimonio, un laboratorio, una consulenza) voglio che tu possa vivere un’esperienza densa di senso assaporando ogni passo del percorso che faremo insieme.</p>



<p>Non credere che non mi tremino le gambe al pensiero di manifestare questa rivoluzione, ma tra le varie cose che ho imparato strada facendo questa è una certezza:</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color" style="font-size:35px"><strong>vola solo chi osa farlo.</strong></p>



<p><em>Vieni con me?</em></p>



<p>Tua, Floriana</p>



<p class="has-text-align-left">                                                                                                                                    </p>

Lettera 6 di 13 • Antidoto alla normalità

Ti regalo un aggettivo. [Ore 15:21 – Scrivania della bottega. Sento Sofia, di là, che ripete a…
<h2><strong>Ti regalo un aggettivo.</strong></h2>



<p style="font-size:12px">[Ore 15:21 – <em>Scrivania della bottega</em>. Sento Sofia, di là, che ripete ad alta voce la lezione di scienze. Oggi è qui con me così le do una mano con la tesina per l’esame di terza media. Come argomento ha scelto ‘Piccole donne’. Sono fiera dei miei nipoti dal momento in cui hanno aperto gli occhi. Mi piace essere zia. Sofia è una creatura che mi affascina tantissimo. La sto conoscendo strada facendo. Samuele ormai è grande e il nostro rapporto si è raffreddato rispetto al passato, ma credo di avere seminato bene perciò, se e quando avrà un motivo per farlo, tornerà. Mastico un pesciolino di liquirizia durissimo, ma comunque buono].</p>



<p>Carissimə,</p>



<p>oggi ti scrivo per dirti che – <em>nonostante io abbia superato da un bel pezzo la pubertà</em> – non ho ancora trovato me stessa. Ti spiego perché!</p>



<p>Una ventina di anni fa frequentavo un ragazzo* laureato in filosofia e forse anche in lettere e/o in pedagogia (non sono sicura) che la sapeva molto più lunga di me su tutto e non solo perché aveva una decina di anni di più e un ventaglio di titoli di studio, ma perché maneggiava con abilità argomenti che io avevo solo sfiorato – <em>sbuffando</em>! - sui libri di scuola.</p>



<p>Già allora io amavo molto scrivere perciò gli lasciavo dei biglietti qua e là, rigorosamente scritti a matita. Non erano lettere d’amore (non c’erano in ballo sentimenti così alti), ma riflessioni, ragionamenti, racconti. Lui non mi rispondeva scrivendomi a sua volta un biglietto, ma commentando, correggendo, sottolineando e approfondendo ai margini della pagina scritta da me.<br>In verde.<br>Sempre e solo in verde con una calligrafia bellissima, in uno stampatello microscopico.<br>A volte erano concetti, altre volte titoli di canzoni, oppure indicazioni di letture del tipo: <em>“Libro tal dei tali” edizione Zeta, pagina x, riga 33.</em></p>



<p>Insieme andavamo in biblioteca, giravamo in biciletta per il paese, ci trovavamo in qualche bar. Ricordo al massimo qualche concerto e delle serate in compagnia in una discoteca lontanissima di cui non ricordo il nome. Un giorno eravamo in centro a bere un aperitivo e mi ha detto più o meno così:</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>“Guarda! Vedi quella ragazza? È bellissima, vero? Ecco, tu non dovrai mai paragonarti a quel tipo di donna. Promesso? Dovrai sempre sentire che la tua bellezza ha un’altra origine, riconoscerla, farla tua e imparare a usarla, fino in fondo. È qualcosa di cui devi prendere coscienza il prima possibile”.</strong></p>



<p>E poi mi ha scritto in verde smeraldo: diventa ciò che sei.</p>



<p>Ora come allora di Nietzsche non so nulla, nemmeno lo spelling, ma la forza di quelle parole mi è arrivata forte e chiara. Più passa il tempo, più ne capisco il senso. Diventa-ciò-che-sei.</p>



<p>Sono passati anni e anni, nel frattempo ho letto un centinaio di libri, fatto psicoterapia, bioenergetica, partecipato a seminari, studiato, ascoltato, pregato, meditato… ho perfino imparato la Haka, e sempre ho portato con me quella frase che sembra così piccolina a vederla lì, ma invece contiene la formula per la vita-vera.<br><em>“Diventa ciò che sei”</em> è un mantra, una preghiera, una regola, un incantesimo.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>“Diventa ciò che sei”<br>è una benedizione.</strong></p>



<p>È l’augurio migliore che si possa fare a sé stessi e agli altri. È la più grande dichiarazione d’amore che si possa sperare di riuscire a pronunciare a qualcuno e la forma di amore più alta che si possa sperare di ricevere.<br><strong>È l’essenza della libertà.</strong><br>Ogni genitore lo dovrebbe dire a suo figlio il giorno in cui lo mette al mondo. <em>[Sì, hai capito bene: non “diventa quello che io desidero tu sia altrimenti avrò fallito come madrepadrenonnoziaziocuggino” bensì “diventa quello che tu sei, creatura unica e inimitabile e per questo motivo: straordinaria”].</em></p>



<p>Mi chiedo perché tantə di noi sono invischiati in copioni così distanti da questa meravigliosa e semplice verità. Trovo deprimente vivere immersa in un sistema che tiene in così bassa considerazione l’unicità e non trovo stimolanti le correnti che - per quanto mi riguarda - sono situazioni dalle quali attingere solo ciò che ci serve e non movimenti dai quali farsi trascinare ciecamente, senza opporre resistenza.</p>



<p>Anche nel mio lavoro qui in bottega <strong>al centro della mia attenzione tengo fisso il desiderio di vedere il colore dell’anima di chi ho davanti e tradurlo in progetto o in un prodotto che gli somigli, anche se filtrato dal mio spirito artistico</strong>.</p>



<p>Ho letto un libro qualche anno fa del quale conservo indelebile: <em>ogni drago, non appena viene al mondo, sceglie il suo cavaliere che lo può cavalcare e che condivide tutto con lui, anche pensieri e magia. Ma il cavaliere può attingere alla magia sconfinata del drago se e solo se conosce il suo vero nome. Per conoscerlo deve andare su una montagna, in una landa desolata e restare in contemplazione di sé stesso finchè non raggiunge questo alto livello di consapevolezza. Il vero nome è composto da una lunga serie di aggettivi, non necessariamente lusinghieri tanto che non tutti sopravvivono a questa scoperta, scegliendo di buttarsi nel dirupo. Chi si accetta e integra tutte le parti di sé, diventa tutt’uno con il suo drago e con il suo potere.</em></p>



<p>E così, da anni, anche io sono alla ricerca del mio vero nome perché se c’è una cosa che voglio fare in questo giro di vita, è incontrarmi e guardarmi negli occhi almeno una volta senza indossare le lenti che ho preso in prestito da chissà chi e che rendono la mia visione sfocata. Voglio vedermi. Tutta. Intera.</p>



<p><strong>Una voce antica e saggia mi dice che il giorno in cui mi incontrerò, sarà un giorno di luce e di ghiacciai che finalmente si sciolgono in lacrime che diventano ruscelli che scendono ad attraversare vallate verdi di alberi, fiori, uccelli che cantano e animali che corrono, liberi.</strong></p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>La parola che descrive questa emozione è ‘gioia’.</strong></p>



<p>L’aggettivo del mio vero-nome che ho scelto di condividere con te è questo:</p>



<p class="has-small-font-size"><strong>stravagante</strong> agg. [dal lat. mediev. <em>extravagans -antis:</em> v. estravagante]. – 1. letter. o raro. Di ciò che divaga, che esce fuori dai limiti, o da determinati limiti, dal comune, dalla consuetudine, dal normale: <em>rime</em> <em>s</em>., rimaste fuori dalla raccolta curata dal poeta stesso (v. estravagante, che è la forma più usata dai filologi); <em>pagine s</em>., che costituiscono l’opera minore di un autore, o che trattano argomenti diversi da quelli ch’egli è solito trattare. Per estens., straordinario, eccezionale, singolare: <em>che mai può avere di s. costei, che non sia comune all’altre donne? </em>(Goldoni). 2. Di persona che si comporta in modo bizzarro o fuori del normale, o che vaga o divaga facilmente col pensiero e con la fantasia; e quindi estroso, strano, bizzarro:<em> che persona s.!; gli artisti sono tutti un po’ s.</em>; sostantivato: <em>è uno s.; le piace fare la s.</em>; per estens., <em>avere un carattere s., un cervello s.</em>; e riferito alle manifestazioni, al comportamento: <em>discorsi, modi s.; che idea s. t’è venuta!</em> Con uso fig.: un tempo, una stagione s., incostante, che cambia spesso e all’improvviso. ◆ Avv. stravaganteménte, in modo stravagante: <em>parlare, vestirsi, comportarsi stravagantemente</em>.</p>



<p>Questo aggettivo è quello che, tra tutti, mi ha creato più grattacapi <em>perciò è un perfetto punto di partenza.</em></p>



<p>Mi ha procurato l’antipatia di molte donne, ha fatto storcere il naso alla mia maestra delle elementari fin dal primo giorno di scuola, ha fatto sentire in dovere la mia famiglia di provare a correggermi per proteggermi dal dolore che mi avrebbe provocato la mia stessa natura, ha fatto provare a me un profondo sentimento di estraneità e molta solitudine. <strong>Mi sono sentita sbagliata.</strong></p>



<p>Eppure questo aggettivo è il mio, questa sono io, o almeno una parte molto grande di me. Una parte sacra di me.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>È questo che siamo io e te: creature sacre.</strong></p>



<p><strong>Per questo dovremmo rispettare e onorare la nostra unicità e invocare quella degli altri così che possano sentirsi liberi davanti al nostro sguardo.</strong></p>



<p><em>Tu ti sei mai svendutə per una carezza? Io sì. Infinite volte.</em></p>



<p>Una cosa è certa: ogni storia, è sempre e solo una grande storia d’amore.</p>



<p>È per sentirci amatə che siamo dispostə a trasfigurarci arrivando in casi estremi a rinnegarci (burrone!), fino a perdere il contatto con il nostro nucleo vitale ed è solo con l’amore per noi stessə che possiamo curare questa ferita che ci siamo procuratə, la più dolorosa, quella che fa perdere la magia.</p>



<p>Gira e rigira è sempre <em>“l'amor che move il sole e l'altre stelle”.</em></p>



<p>Ed è con amore che dobbiamo guardare a quella fila di aggettivi che via via collezioneremo perché è di noi che parlano, meravigliose creature che non siamo altro.</p>



<p></p>



<p>Tua, Floriana</p>



<p class="has-black-color has-text-color has-small-font-size">*<em>Aveva gli occhi colore del cioccolato e baciava da dio.</em></p>



<p class="has-text-align-left">                                                                                                                                    </p>

Lettera 5 di 13 • Antidoto alla normalità

Andiamo a fare spesa! [Ore 21:17 – Scrittoio sospeso. Un po’ di musica in sottofondo e un buon…
<h2><strong>Andiamo a fare spesa!</strong></h2>



<p style="font-size:12px">[Ore 21:17 – <em>Scrittoio sospeso</em>. Un po’ di musica in sottofondo e un buon profumo di incenso al palo santo che mi è stato regalato dalla libreria <a href="https://spazionagual.it/">Spazio Nagual</a>. Ho preso diversi libri da loro ultimamente, e ogni volta nel pacchetto trovo una sorpresa gradita e un biglietto dolcissimo. Adoro sostenere le librerie indipendenti e tuttə coloro che lavorano con passione e determinazione per costruire ciò che rende più bello e buono questo mondo].</p>



<p>Carissimə “nome”,</p>



<p>fuori dalla mia finestra soffia un vento freddissimo. Spero tanto che le piante da frutto non soffrano troppo perché sono già cariche di fiori e di piccoli frutti. Da quando abbiamo acquistato questa casa (era il 2018) <strong>abbiamo piantato trentatrè alberi: </strong><em>due</em> <em>salici, due ginko biloba, tre betulle, un acero giapponese, un biricoccolo, un melo aranciato, tre albicocchi, una nespola, un albero di giliegioni, due alberi di ciliegie, tre peschi, un pero, un melo, un melograno, un caco vaniglia, un fico nero, due fichi verdi, tre pruni, un albero della nebbia, un melino selvatico, un amareno.</em></p>



<p>Ovviamente abbiamo anche un gran bell’orto. Non l’abbiamo mai misurato precisamente ma sarà una settantina di metri quadrati. Alessandro ha concimato e girato la terra. Il prossimo fine settimana stenderemo il telo da pacciamatura, monteremo l’impianto d’irrigazione e il 24 aprile trasferiremo a terra le piantine e semineremo il resto degli ortaggi. Mi sono iscritta all’associazione <a href="https://www.cercatoridisemi.com/">Cercatori di Semi</a> dove ho preso alcune varietà di ortaggi che sono proprio curiosa di coltivare.</p>



<p>Vedere le piante crescere e raccogliere verdura, frutta e fiori è una delle cose che mi dà più soddisfazione al mondo.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Sto bene come quando vedo dei colori perfettamente abbinati.</strong></p>



<p>Fatto sta che da metà maggio in poi solitamente iniziamo a raccogliere i frutti del nostro lavoro e credimi quando ti dico che tutto ha sapore indimenticabile. In estate abbiamo bisogno di acquistare pochissime cose, ma non ti nego che a me fare la spesa piace molto. Lo trovo molto rilassante. Preferisco le botteghe del centro e i piccoli supermarket. Amo prendere prodotti di qualità, al prezzo giusto. Utilizzo quasi esclusivamente prodotti per la casa e per il bucato ecologici e cerco – quando possibile – flaconi ricaricabili.</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>Acquistare prodotti di qualità mi aiuta a contenere tantissimo gli sprechi e mi permette di godere di tante piccole cose belle e buone.</strong></p>



<p>I piccoli produttori, i negozi del centro, le botteghe, gli artigiani, le piccole imprese (che per esperienza personale so quanto sono grandi!), tutte le attività che hanno dietro qualcuno che le ama e le custodisce per me sono una vera ricchezza da proteggere e valorizzare.</p>



<p>È per questo che ho scelto di mettere la mia creatività al servizio di chi desidera trasformare i propri sogni in progetti e vederli sbocciare come succede ai miei adorati alberi da frutta, quando arriva la primavera.</p>



<p>C’è una poesia stupenda di Pablo Neruda che dice <strong>“Vorrei fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi”.</strong></p>



<p>L’ho rivisitata a mio favore trasformandola in:</p>



<p class="has-text-align-center has-black-color has-text-color has-medium-font-size"><strong>FAI CON TE STESSA CIO’ CHE LA PRIMAVERA FA CON I CILIEGI.</strong></p>



<p>Io ci credo davvero che se ci impegniamo tutti un po’ aiuteremo l'ambiente che ci sta intorno a popolarsi di piccole cose belle supportando un'economia buona, fatta di produttori indipendenti e portandoci a casa qualcosa di speciale che renderà più belle le nostre giornate e la nostra vita.</p>



<p>Allora? Mi prometti che mi penserai quando andrai a fare la spesa o comprerai qualcosa di bello?</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Facciamo così: scaricati <a href="https://www.ilghirigorobottega.com/wp-content/uploads/areascaricabili/ilGhirigoro_lista-della-spesa5.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>questo</em> </a>e portami con te. </strong></p>



<p>Buona primavera, amicə miə.</p>



<p>Tua, Floriana</p>



<p class="has-text-align-left">                                                                                                                                    </p>

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