Lettera 10 di 13 – Antidoto alla normalità

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Chi non muore si rivede.

[Ore 18:13 – Scrivania della bottega. Fuori fa buio ed è scesa una leggera nebbia che sempre mi fa sfrigolare di piacere perché ha il sapore dei vecchi libri di Charles Dickens, dei panorami scozzesi, di come immagino un bosco incantato. La nebbia mi appartiene come io appartengo alla bassa, la terra dove affondano le mie radici. Ho acceso la mia candela ispirazionale. È incredibile come la luce di una sola candela cambi completamente l’atmosfera di un’intera stanza. Le candele sanno di speranza. Ascolto questa musica che mi fa lo stesso effetto di una mano calda appoggiata alla schiena].

Carissimə,
ti ho scritto l’ultima lettera a giugno, poi non sono più riuscita a trovare il giusto spazio per mettermi qui con te.

Scusami per questo.

Non sono scuse di bon ton. Sono scuse sincere.
Tra me e me ti ho scritto un sacco di volte.
Questa letterina ‘Chi non muore si rivede’ te la scrivo (nella mia testa) da un paio di mesi.
Poi mi scappa il tempo.
Sto vivendo troppo velocemente.
Conosci un antidoto per questo affanno?

Per un po’ ho fatto la bella vita, sai?
Mi sono presa il tempo per fare luuunghe passeggiate sull’argine vicino alla Tana, sono andata spesso a trovare la mia madonnina, ho scovato un giro lungo da fare a piedi partendo da casa mia e passando davanti al cappello della strega nel paesino vicino, ho letto un sacco di libri bellissimi, ho respirato molto, ho coccolato il doppio i miei animali e ho dato centomila baci ad Alessandro.
Non ce la faccio proprio più a rinchiudermi qui al Ghirigoro a lavorare dodici ore al giorno come un tempo, senza farmi troppi scrupoli. Adesso di scrupoli me ne faccio un bel po’, ma non ancora abbastanza. Non mi è ancora abbastanza chiaro che essere una libera professionista mi autorizza a decidere in modo completamente autonomo quando è tempo di lavorare.
L’altro giorno parlavo con il mio Stormo*** di questo mio bisogno di autonomia rispetto agli orari di lavoro e ho detto questa frase, che Leda mi ha suggerito di segnarmi sul taccuino:

quando il mondo si ferma, io entro nell’incanto.

Ed è proprio così che funziono. Finché devo occuparmi della parte più fredda del mio lavoro (rispondere alle mail, fare telefonate, organizzare timeline e sistemare documenti) mi va benissimo essere qui al mattino e nel primo pomeriggio, ma quando si tratta di creatività, io ho bisogno di pace, una pace che non trovo se tutto intorno si muove. Perciò aspetto che scenda la sera, che tutti escano dal lavoro, vadano a casa, in palestra o a prendere un aperitivo, e mi metto qui circondata dalle millemila cose che amo, accendo la mia amata musica, una candela a farmi compagnia, le pupe nella cuccia e… scrivo. Scrivo, oppure disegno, faccio esercizi di immaginazione. Quando tutto intorno tace, io sento meglio la mia voce.

In questo periodo ho avuto spesso bisogno di ‘sentirmi bene’ perché qui dentro ne stanno succedendo di tutti i colori + 1.
Il Ghirigoro è in piena rivoluzione.
Sì, un’altra volta.
È la terza rivoluzione da quando abbiamo aperto nel 2010.
(Il 3 è uno dei miei numeri preferiti. Sbrigativamente potrei dirti che amo tutti i numeri con il 3 e il 7. Mi assomigliano. Li sento buoni).
Fatto sta che in questa sua terza versione io credo il Ghirigoro abbia trovato la sua forma naturale, che assomiglia un sacco alla mia, ma anche a quella di Elisa. In questi undici anni i nostri bisogni si sono fusi, i desideri si sono sovrapposti, i gusti sommati. Ci siamo dette millemilioni di parole e nessuna è andata persa ma ha lasciato il suo seme là dove ha trovato terreno fertile.
Abbiamo ascoltato, raccolto, scritto, immaginato, parlato, fatto, disfatto, cercato, sbagliato, rifatto, valutato, creato, pensato, intuito, cancellato, illuminato.

Ogni piccolo pezzo di ogni cosa che ci è successa ci ha portate qui dove siamo adesso. Il nuovo progetto che abbiamo tra le mani è il frutto di undici anni di intenso cammino (spesso in salita).

In questo periodo mi capita spesso di dover rovistare tra le cartelle del computer e nelle memorie esterne per andare a ritrovare fotografie, testi, appunti, reperti archeologici di vario genere e tipo e – mammamia – quanto movimento c’è stato qui dentro i questi anni? Sarebbe bellissimo avere un video di questi undici anni da far scorrere rapidissimo. Ci sarebbe da ridere e da meravigliarsi. Ci sono momenti in cui mi commuovo guardandomi indietro e poi intorno. Quanta fatica. E che gioia!

A differenza di altri che lavorano nel nostro settore, noi siamo cresciute pianino pianino, abbiamo fatto ogni anno un passetto in avanti, ci siamo corrette ad ogni inciampo e riadattate ad ogni svolta. Non siamo mai diventate ‘delle grandi’, ma siamo diventate grandi, che per noi conta altrettanto, se non di più.

L’abbiamo imparato così ‘il mestiere’, con la stessa attenzione con cui si impara un’arte.

Ci siamo chieste “Cosa possiamo farcene di tutto questo sapere? Come possiamo onorare tutta questa fatica?” ed Elisa ha trovato una sua risposta, che è diventata anche la mia e insieme ci abbiamo lavorato su per almeno tre anni. Poi abbiamo ripescato un paio di sogni dal cassetto di quelli con su scritto ‘da non dimenticare’ e li abbiamo guardati con occhi nuovi e rinnovate speranze.

Ed eccoci qui, a scriverti che
il 13 dicembre 2021 alle 17:33 in punto
sarà on-line il nostro nuovo sito
dove finalmente potremo svelarti un po’ dei nostri segreti.

Oggi abbiamo fatto tantissime foto per il nuovo sito. Ce le ha fatte la nostra amica e collega Nicoletta Subitoni (che ti vorrei far conoscere perché credo sia un folletto).
Un’altra novità è che dopo tanti tanti tanti mesi di ricerca, abbiamo un payoff nuovo di zecca (non grazie a noi, ma grazie al lavoro di Balenalab) che ci fa sentire di nuovo a casa, nella nostra pelle.

È come se dopo tanto tempo, fossimo tornate intere.
So che mi capisci.

Questo passaggio è un nuovo salto nel buio e io mi auguro con tutto il cuore, il corpo e lo spirito che il nostro volo sia illuminato da un sacco di brillantissime stelle e che tu sia lì, al nostro fianco.

Nella tua prossima preghiera ci potresti mettere dentro anche noi?
Grazie. Davvero.

Tua, Floriana

*** Lo Stormo è il nome che abbiamo dato alla nostra mastermind. Ci troviamo il venerdì mattina e soteniamo l’una il cammino dell’altra con tutto ciò che siamo e sappiamo. È un esperimento dall’altissimo valore umano e sociale, un grande dono per la mia vita. Loro mi hanno aiutata a mettere ogni cosa al suo posto, ognuna grazie ai suoi talenti.


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