Lettera 7 di 13 – Antidoto alla normalità

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Vai fuoristrada.

[Ore 16:49 – Scrivania della bottega. Io ed Elisa abbiamo appena finito di fare un momento di recap su tutto quello che c’è in ballo qui al Ghirigoro e per chiudere in bellezza ci siamo mangiate un confetto per uno. I confetti di Ernesto Brusa sono irresistibili. Fidati di chi ne ha assaggiate decine e decine. Nell’aria c’è il sottofondo di Noisli che ho conosciuto grazie a Rita. La mia combinazione preferita è binari+vento+caffè].

Carissimə,

oggi inizio con questa frase che mia sorella Gaia aveva scritto a mano su un foglietto infilato in una cornice piena di fotografie che formavano un collage, di quelli fatti più di cuore che di carta. Una di quelle costruzioni che ti tengono su, insomma.

La frase diceva:

“Ogni deviazione contiene destino. Anzi, esso si compie solo nei punti in cui uno si trae fuori di percorso”.

Erri De Luca.

Leggevo questa frase ogni volta che andavo a casa sua e sempre mi faceva tremare i polsi… il destino si compie solo quando ci si trae fuori di percorso.

Eppure i percorsi tracciati sono così rassicuranti, educati, giusti. Ed essere adeguati alle aspettative di chi ci ama è così rincuorante. (Lo è così tanto che può perfino succedere di non capire più se quello che desideriamo è davvero un bisogno nostro o se lo vogliamo così tanto perché ci renderà adeguati alle aspettative di cui siamo stati investiti. Pensaci.)

Su di me i condizionamenti sono stati molto forti. Ero una bambina molto determinata, creativa, vivace, loquace, intraprendente e curiosa (e molto, molto monella). La mia famiglia ha nutrito questi aspetti di me, ma nel contempo ha sentito la necessità di indicarmi una strada conosciuta, battuta, sicura affinché io potessi essere integrata, felice e realizzata. E, si sa, per persone dell’età dei miei genitori (1942 e 1944) la retta via era quella di un buon titolo di studio, un lavoro a tempo indeterminato, una casa di proprietà, un matrimonio ragionevole e un figlio, tanto per cominciare.

Credo di averli preoccupati tantissimo in questi anni perché non ne ho azzeccata una: non ho finito l’università, a ventitré anni sono andata a vivere in affitto in una cascina in campagna senza riscaldamento, ho adottato un cane, ho lasciato il mio lavoro in Provincia e non ho fatto nulla per avere dei figli.

Ricordo bene quando, pochi giorni dopo il mio matrimonio, mio papà mi ha detto “adesso però ti metti un po’ tranquilla?” mentre io stavo già segretamente covando la mia creatura: la bottega.

Poveri mamma e papà, una vita a cercare di contenermi.

Eppure io mi sono presa il doloroso rischio di deluderli e ho stravolto tutto più e più volte, finchè non ho trovato un modo di vivere che mi assomigliasse di più. Più che una scelta è stata una necessità, un bisogno fisico. Una volta da qualche parte ho letto che la creatività se non la sfoghi diventa dolorosa e posso testimoniare che è assolutamente vero. Quando lavoravo ai Servizi Sociali in Provincia guardavo fuori dalla finestra che si affacciava su Piazzale della Pace e immaginavo di poter portare giù la scrivania e metterla in mezzo al prato per lavorare sentendo il sole sulla pelle e l’aria fresca tutta addosso. Adoravo i giorni in cui potevo dedicarmi alle pulizie dell’archivio o della mia postazione, oppure andare in giro per la provincia a incontrare i sindaci dei Comuni, o in carcere, a piedi fino a Forum Solidarietà… tutto piuttosto di starmene chiusa lì. Dipingevo le etichette dei faldoni come fossero piccole miniature cistercensi. Una mia collega, interita da questa mia abitudine, mi aveva affidato il progetto grafico di un progetto che seguivo con lei. Avevo usato uno di quei programmi di Word che ti permettono di fare qualcosina, anche se molto amatoriale. Uscita dal lavoro, almeno due volte alla settimana, prima di andare in stazione mi fermavo in libreria o al Body Shop di via Garibaldi per sentirmi in un posto in sintonia con il mio spirito. Ero bravina, secondo me, nel mio lavoro. Giovane, inesperta e un po’ a disagio, ma in gamba.

Eppure fuori luogo, dalla A alla Zeta. E triste come solo un animale selvatico allo zoo può essere.

(Mi è venuto in mente un ricordo al quale non pensavo più da secoli: quando mio papà ha saputo che ero stata assunta in Pronvincia mi ha dato un assegno per prendermi dei vestiti adeguati. A pensarci oggi mi viene un nodo in gola per la tenerezza. Come cambiano i punti di vista e quante certezze crollano, crescendo)

A darmi la spinta finale per aprire la bottega è stato il movimento indie nato negli U.S.A. come reazione alla crisi economica del 2007-2008. Lessi un favoloso articolo su Repubblica dove intervistavano un gruppo di donne che – rimaste senza lavoro – avevano recuperato competenze artigianali ereditate da mamme e nonne e le avevano trasformate in una fonte di reddito. Il Ghirigoro era già sbocciato nella mia testa, ma è stato in quel momento che è diventato un progetto in carne e ossa. Sapevo di poter contare su un gruzzoletto minuscolo di denaro, un’infinità di mobili di recupero, qualche buonissimo amico e uno spazio a me molto caro: l’ex Arci Joe’s. (Dove oggi c’è la bottega dal 2001 al 2008 c’è stato un circolo Arci gestito da me e da un folto gruppo di amici storici. Un giorno se ti va ti racconto anche questa storia).

Ho capito che il Ghirigoro sarebbe stato un laboratorio artigianale e una bottega dove avrei venduto artigianato indie proveniente da tutto il mondo, tenuto corsi per grandi e bambini e realizzato progetti su misura per chi desiderava un pezzo di arte solo suo. Il movimento indie è stato la mia stella polare, una corrente filosoficamente perfetta per me. Matteo Martignoni aveva scritto per me questo testo (insieme a molti altri, tutti bellissimi e indimenticabili):

Sai che cosa significa indie craft?
L’indie craft è un fenomeno mondiale. Indie sta per indipendente e si riferisce all’indie design cioè alla creatività alternativa, giovane e autodidatta, lontana dai circuiti del grande mercato. Craft significa artigianale, cioè fatto con le mani e col cuore.
In tutto il mondo esistono centinaia di fiere e mercatini dell’indie craft dove i giovani artisti mettono in vendita le loro straordinarie creazioni. L’indie craft è una piccola rivoluzione, la rivincita di ciò che è bello, unico e prezioso.
Il Ghirigoro sceglie i più interessanti prodotti indie craft internazionali e li mette a tua disposizione tagliando gli intermediari tra te e l’artista che li ha creati. È il modo più semplice per portare l’arte fatta a mano direttamente a casa tua.

Bello, vero?
Mi sono riletta tutti i testi e mi è venuta una gran nostalgia.

No, non ho nostalgia del negozio, ma ho nostalgia di quello spirito che guidava le mie mani e il mio cuore.

La filosofia indie porta in sé il concetto del valore inestimabile del singolo, dell’unicità, dell’indipendenza come stile di vita. Indipendenti perché liberi di essere ciò che ci fa stare meglio in questo mondo, nei nostri panni. E io voglio che il mio lavoro parli a chi – come me – sente che quella è la direzione da prendere, che quella rotta li salverà dall’omologazione, che essere sé stessi è più importante che essere amabili, che il prezzo da pagare per piacere e compiacere è troppo alto, che bisogna cercare il proprio valore e tradurlo in ogni aspetto della nostra vita. Che solo così ci sentiremo sempre a casa, nella nostra pelle.

E io, questa pelle, me la sono sempre salvata andando fuori strada, lasciando il sentiero battuto, il percorso tracciato, la retta via, il noto per l’ignoto.

Perciò mi prendo il rischio anche questa volta, è deciso.
Sono stanca e un po’ ammaccata dopo questi mesi di fatica, ma ho la netta sensazione che, una volta ancora, solo traendomi fuori dal percorso si compirà il mio destino.
Ci scommetto tutto su questi nuovi progetti del Ghirigoro.
Voglio che la bottega torni ad essere un luogo per tutte le persone #incercadimeraviglie, un posto dove ciascuno può ritrovare un pezzo di sé, un’occasione per immergersi fino al collo nella bellezza e rinfrancarsi.

Qualsiasi sia il motivo per il quale vieni da noi (un matrimonio, un laboratorio, una consulenza) voglio che tu possa vivere un’esperienza densa di senso assaporando ogni passo del percorso che faremo insieme.

Non credere che non mi tremino le gambe al pensiero di manifestare questa rivoluzione, ma tra le varie cose che ho imparato strada facendo questa è una certezza:

vola solo chi osa farlo.

Vieni con me?

Tua, Floriana


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